
Di Angelo Leone È con profondo rammarico che apprendiamo dal quotidiano politico-finanziario italiano Il Riformista, che la professoressa Francesca Levi-Schaffer – scienziata italiana che vive e lavora a Gerusalemme – è stata esclusa da un convegno sull’asma dopo essere stata inizialmente invitata a presentare le proprie ricerche.
La motivazione addotta non ha nulla a che fare con la qualità del suo lavoro, ma soltanto con la sua affiliazione: l’invito è stato revocato in base alle politiche istituzionali adottate dall’Università di Bari in materia di collaborazioni accademiche con istituzioni israeliane.
Il profilo della professoressa Levi-Schaffer rende tale decisione ancora più difficile da comprendere.
Formatasi a Milano, è professoressa emerita di Immunofarmacologia presso l’Università Ebraica di Gerusalemme; ha conseguito il dottorato di ricerca in Immunologia presso l’Istituto Weizmann di Rehovot, e ha completato il post-dottorato presso la Harvard Medical School.
È un’autorità riconosciuta a livello internazionale nello studio dei mastociti e degli eosinofili, cellule del sistema immunitario che innescano i processi infiammatori alla base di patologie croniche e invalidanti, come l’asma.
È titolare di diversi brevetti, autrice di centinaia di pubblicazioni scientifiche, ha ricoperto ruoli di vertice nell’International Union of Basic and Clinical Pharmacology ed è stata presidente dell’European Mast Cell and Basophil Research Network.

Presso l’Università Ebraica di Gerusalemme ha ricoperto la cattedra di Immunofarmacologia.
È, senza alcun dubbio, un motivo di orgoglio sia per l’Italia che per Israele.
La stessa Università di Gerusalemme annovera numerosi premi Nobel tra il suo corpo docente e i suoi ex studenti, e la sua ricerca ha portato allo sviluppo di farmaci oggi utilizzati in tutto il mondo.
Nulla di tutto ciò sembra aver avuto alcun peso nella decisione dell’Università di Bari. Una scienziata italiana si è vista chiudere le porte in faccia non per qualcosa che avesse fatto, ma per il luogo in cui lavora. (…)
